Chiacchiere e pregiudizi - Not in my name. Ebrei, Cattolici e Mussulmani in campo contro la violenza sulle donn

Not in my name. Ebrei, Cattolici e Musulmani in campo contro la violenza sulle donne
Con Betti Guetta e due studenti che hanno partecipato alla formazione e al concorso: Aurelia Bernabei e Alessio Camminati
Il contrappunto di Evelina Meghnagi

Al cuore di questo progetto – vincitore di un bando della Presidenza del Consiglio dei Ministri, realizzato con la collaborazione di diversi enti, tra i quali l’Ucei come capofila - è stata una proposta formativa nelle scuole superiori, volta a sensibilizzare i giovani sul problema delle violenze contro le donne, così come dei pregiudizi e delle discriminazioni nei loro confronti che ne sono alla base. Nella consapevolezza della complessità del problema, della sua pluralità di implicazioni, della sua trasversalità e delle sue radici storiche, sociali e culturali, sono stati coinvolti professionisti ed esperti di varie discipline, in dialogo con il punto di vista delle tre religioni monoteiste.
Sensibilizzare significa far diventare la formazione esperienza, connettere e integrare mente e corpo, pensiero e azione, parti razionali ed emotive, sé e gli altri. È possibile stimolare i giovani a uno sguardo critico e autocritico, anche sui propri pregiudizi, solo facendo loro sentire che si tratta di un problema che li riguarda in prima persona e coinvolge le loro relazioni e i loro contesti quotidiani; ma anche aiutandoli a sperimentare, già nella formazione, che su questo problema essi stessi hanno la possibilità di intervenire e produrre dei cambiamenti.
In linea con questa impostazione metodologica, i seminari sono stati preceduti e affiancati da un’analisi delle opinioni, delle rappresentazioni, degli atteggiamenti e dei pregiudizi dei giovani coinvolti, attraverso la somministrazione di un questionario e la partecipazione a dei focus group. Betti Guetta, ricercatrice del Cdec che ha curato questa indagine, ne ha raccontato i principali risultati: accanto a immagini stereotipate del “femminile” e del “maschile”, emerge un forte desiderio di liberarsi dalle “gabbie” dei pregiudizi e una postura utopica e trasformativa.
Al fine di portare la formazione fuori dall’aula, il progetto si è concluso con un concorso, per il quale le studentesse e gli studenti hanno dovuto creare in gruppo delle proposte “di comunicazione innovativa di contrasto ai pregiudizi, alle discriminazioni e alle violenze di genere”.
Aurora Bernabei, ex studentessa dell’Istituto superiore Vincenzo Gioberti di Roma, e Alessio Camminati, ex studente del Liceo Caravaggio, hanno dato una testimonianza dell’esperienza formativa e presentato i progetti che hanno contribuito a realizzare. Progetti che si sono classificati rispettivamente al secondo e al primo posto nel concorso.
Tutti i lavori che hanno partecipato al concorso e le informazioni sul progetto “Not in my name”, sono pubblicati sul sito: https://notinmynameschool/progetti/.