CHIACCHIERE E PREGIUDIZI - Esiste il concetto di pregiudizio nei testi ebraici? con Rav Roberto Della Rocca, Stefano Levi Della Torre

Esiste il concetto di pregiudizio nei testi ebraici?
Con Rav Roberto Della Rocca e Stefano Levi Della Torre

Attraverso una sorta di collage tra le precedenti puntate e le diverse prospettive disciplinari degli esperti che ne sono stati ospiti, abbiamo tentato di delineare i tratti salienti del concetto di “pregiudizio”, per metterli in relazione con il punto di vista ebraico: la sua lingua, la sua letteratura, le sue storie, le sue modalità di pensiero.
Rav Roberto Della Rocca si è soffermato sul dare nomi della Genesi che è quasi sempre l’apertura di un percorso identitario rivolto al futuro e non l’etichetta stigmatizzante di un destino già dato, come invece accade per Caino e Abele che nascono già nell’orizzonte del fratricidio.
Attraverso l’episodio degli esploratori, inviati da Mosè, per volere del Signore a osservare la terra di Canaan (Numeri 13-14), ha quindi ragionato sul pregiudizio come strategia di comunicazione che insinua delle riserve mentali, dei “però” che fissano su di sé l’attenzione in modo negativo (“Non sono razzista, però…”).
Con Stefano Levi Della Torre abbiamo ragionato sul nesso tra pregiudizi e idoli: entrambi sono, infatti, una sacralizzazione dei propri limiti, un riportare l’ignoto al già noto, l’invisibile al già visto, una preclusione dell’oltre, una forma di pigrizia mentale. Ci siamo chiesti inoltre se e in che modo l’approccio anti-idolatrico possa tutelare dal meccanismo fondamentale dei pregiudizi che è la polarizzazione antinomica tra “noi” e “loro”, con una valorizzazione identitaria del “noi” e una espulsione proiettiva sugli altri del negativo. La puntata si è conclusa in modo aperto – in pieno stile ebraico - con una discussione tra i due ospiti, in disaccordo tra loro, sulle figure di Giacobbe ed Esaù.